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MONTEDORO
LINGUAGGIO SICILIANO
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Sabato 19 Maggio ha avuto luogo un’interessante conferenza, tenuta dall’ing. Angelo Cutaia (nella foto) di Racalmuto, sull’antropizzazione Arabo-Berbera nel centro Sicilia; conferenza tenutasi al centro culturale “Leonardo da Vinci” di Campobello di Licata.
Vorremmo condividere con voi (anche se queste 2 righe non rendono né onore né giustizia agli interventi dell’ing. Cutaia) qualche notizia sulla radicalizzazione dell’universo arabo berbero nel nostro vissuto quotidiano:

Nel centro Sicilia si attesta la presenza di piccole comunità berbere, che si arroccarono sulle colline dedicandosi all’allevamento ed all’agricoltura, e si differenziarono dagli arabi per lingua ed usanze; è soprattutto nelle indicazioni toponomastiche che si riconosce il retaggio della cultura berbera. Perduti infatti i caratteri dei grandi insediamenti urbani, sopraffatte le testimonianze architettoniche dalla conquista normanna del sud, distrutte interamente o trasformate in chiese le moschee, le tracce dell’influenza berbera rimangono ugualmente in varie città nella pratica costruttiva, nelle tipologie insediative ed appunto nei vari toponimi. Si pensi ad esempio alle volte, ai vicoli o al rabatu della vicina Sutera, termine che indica un quartiere esterno (dall’arabo rabat).
Uno sguardo alla terminologia dialettale siciliana, riferita all’ambito urbanistico, architettonico, geografico e soprattutto con tutto quello che ha attinenza con l’acqua, ci rivela il peso di una presenza molto forte:
  • bbalata dall’arabo balat, indica una lastra di pietra o un terreno pianeggiante (ricordiamo che il feudo dove sorse il nostro paese era nominato balatazza);
  • -ddammusu dall’arabo dammùs, indica una copertura a volta (nel nostro paese una tipologia di cui ancora restano tracce);
  • cubba dall’arabo qubba, indica una volta od una cupola a protezione di un pozzo (a Montedoro c’è una contrada con questo nome);
  • bbunaca dall’arabo manaqì, indica una pozza d’acqua stagnante (passata in seguito ad indicare una grande giacca);
  • zzotta dall’arabo sawt, indica un avvallamento del terreno che in caso di pioggia si riempie d’acqua (termine ancora in uso a Montedoro);
  • gebbia dall’arabo gebija, indica un serbatoio artificiale per l’acqua;
  • saia dall’arabo saqiyya, indica un canale artificiale per l’irrigazione (oltretutto anche cognome in uso a Montedoro);
  • il termine nadur, che indica un osservatorio, potrebbe essere legato all’antico nome del vicino paese Bompensiere, che era quello di nadure;
Questo uno sguardo sommario alla terminologia dialettale legata alla presenza berbera.

La Conferenza è stata apprezzata non solo per il “passaggio” di informazioni ricevute, ma per l’amore e la passione del voler condividere con altri il sapere della nostra storia, palesemente visibili nel dialogo con l’ing. Cutaia, che ringraziamo affettuosamente.