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MONTEDORO
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Quando ero una felice studentessa universitaria, ero solita uscire alle 19 circa dalla facoltà 3 o 4 volte a settimana. Mi fermavo ad aspettare nel nostro baretto preferito, una tra le mie più care amiche. Era diventata nostra abitudine bere un bianchetto prima di andare a casa a cena, e mentre si sorseggiava ci si raccontava la giornata.
Nell'attesa che l'amica arrivasse dai suoi impegni laboratoriali con le sue pantegane (studiava biologia), mi intrattenevo osservando ed ascoltando le donne marchigiane. Me le ritrovavo lì puntuali al venerdì sera. Erano belle pettinate e truccate, avevano a volte abiti scintillanti, prendevo allegramente il loro aperitivo e ridevano un sacco. Dal mio origliare le scoprivo operaie, maestre, segretarie, mamme...dal mio osservarle mi stupivo della loro voglia di evadere. Le paragonavo alle donne montedoresi che conoscevo, e non riuscivo a trovarci nessun punto in comune e me ne rammaricavo.
Alla fine dei loro bicchieri una di loro diceva: “Su bimbe ci si vede stasera a ballare”...AHhhh! Che bello! Vanno a ballare e si chiamano bimbe. Meraviglioso! Sono state una settimana a far le donne in carriera, a stare dietro ai fornelli, ad accompagnare i figli, a stirare le camice ai mariti...ma al venerdì si torna “bimbe”; al venerdì ci si scorda di tutto il resto e si va a ballare...
Poi tornavo a Montedoro e di “bimbe”...Niente!
Giovedì sera però mi sono ricreduta. Giovedì sera era il giovedì delle comari. Giovedì ha visto le mie “bimbe” montedoresi, le signore del Centro Incontro Femminile "Noela Carlotta”. Che si sono concesse il “lusso” di dire ai mariti: “ti ho lasciato la cena in frigo, quando hai fame riscaldatela...io stasera esco a far festa”. E guardandole ho gioito, perché una “bimba” che sa ridere fa fiorire la sua maturità.
Sicilia.