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MONTEDORO
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Il “nostro” forno Gill ha bisogno con urgenza d’interventi, per salvare il salvabile, per non perdere tutto, definitivamente.

A causa del dilavamento e del successivo cedimento del piazzale circostante, la struttura muraria dei forni di fusione presenta vistose lesioni, che nel fronte sud proprio in queste settimane hanno prodotto un distacco del prospetto stesso.

Se vogliamo puntare sul turismo, se memoria e bellezza sono il futuro di questa nostra isola, a Montedoro non possiamo fare a meno di salvare ciò che resta della civiltà dello zolfo; serve mettere in campo un’azione coordinata e concreta per cominciare a togliere dal
degrado e dall’abbandono, in cui si trova da diversi decenni, un’importantissima parte della storia del popolo montedorese. Se vogliamo intensificare il recupero di un patrimonio d’archeologia industriale delle zolfare siciliane unico e raro, ora è arrivato il momento, domani sarà troppo tardi.
La Soprintendenza per i Beni Culturali di Caltanissetta si era attivata
per redigere un progetto di recupero del forno di fusione (oltre che di salvaguardia dell’intera area); nel 2002, infatti, è stato pubblicato un filmato dal titolo

“Montedoro, il recupero della memoria. La miniera Nadurello Sociale”, a cura dell’Assessorato Regionale BB.CC.AA. e P.I – Area Soprintendenza Caltanissetta, dove viene ampiamente illustrato tale intervento di recupero. Con decreto 5368 del 20/03/02 la miniera Nadurello Sociale viene riconosciuta come bene etno-antropologico e quindi sottoposta a vincolo. Che fine ha fatto il piano di recupero?

Non sarebbe il caso, previo parere alla Soprintendenza, di agire subito con un intervento di consolidamento.
Considerato che, come ci ricorda lo storico locale Giovanni Petix, “pirreri, né si nni vìnninu, né si n’accàttunu”, vogliamo sensibilizzare chi di dovere ad un celere intervento, prima che il “tempio di Montedoro” crolli del tutto.