Vi parleremo in questa pagina, di un personaggio alquanto bizzarro, che da tempo immemorabile si aggira per le coste dell'Africa settentrionale e in tutta la Sicilia. Si racconta che nel suo vagare sia passato anche per Montedoro, lasciando storie che lo ritraggono in situazioni alquanto stravaganti. Il personaggio di cui parliamo si chiama in tanti modi quanti sono i luoghi che ha frequentato.
E' una maschera popolare araba e di tutto il Mediterraneo; la sua figura è viva fino ai nostri giorni poiché incarna il ruolo del popolano stupido, ma furbo, che si fa beffe dei potenti. Il ciclo delle sue avventure è di chiara derivazione araba (o meglio, nordafricana), come dimostra lo stesso nome (che nel dialetto palermitano divenne l'abbreviativo di Giovanni).
Ancora oggi nei paesi del Maghreb esistono cicli di racconti che hanno come protagonista Djeha (pron. giuhà), che, con il personaggio siciliano della nostra maschera, sicuramente condivide una medesima radice popolare nel nome. Infatti in Sicilia e più comunemente conosciuto col nome di Giufà, o talvolta Giucà.
Giufà è per tutti sinonimo di stupidità, di inettitudine, ma come scrive Sciascia, in storie di Giufà "Ed. Sellerio", la sua sciocchezza consiste proprio nel non rendersi conto di essa, nell'ignorare che le sue azioni, sempre dettate da una specie di "demone" della letteralità, sono socialmente rispetto al comune intendere e agire, delle sciocchezze. Questo demone fa sì che Giufà prenda tutto, ciò che gli si dice, alla lettera. Se la madre dice a Giufà di tirare la porta dopo che sarà uscito, lui non interpreterà il tirar la porta come chiudere, ma bensi come il gesto fisico di togliere la porta dai cardini. Il mondo di giufà è quindi un mondo molto fisico. Giufà è per natura figlio dell'ozio, non gli piace faticare, ama stare in giro, è un sincerone. Si dice: "l'arte di Giufà", che è il non averne alcuna. Ma nel dialetto siciliano "arti" è sinonimo di mestiere manuale, o dispregiativamente di artifizio, di inganno.
Tutt'altra l'arte di Giufà: quella - suprema , assoluta - dell'ozio. Ed è proprio l'ozio che rende Giufà personaggio, ozionche lo insrisce nel contesto di una comunità, di un paese: lo stolto o il folle di ogni paese siciliano. Si dice anche: "Giufà, fà l'arti chi tu sà": e in nome di Giufà, che non ne ha alcuna, viene elargito il consiglio, prescritta la regola di praticare l'arte che meglio si conosce, il mestiere "che si ha nelle mani". Così, almeno viene pronunciata questa proverbiale espressione; che forse in origine, e ancora ambiguamente, voleva e ancora vuole esortare all'ineffabile arte dell'ozio.
Giufà è un personaggio della tradizione orale popolare della Sicilia. Nella letteratura scritta egli compare per la prima volta nell'opera di Giuseppe Pitrè, celebre studioso di tradizioni popolari e di folclore siciliano tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, che ne riprese le storie popolari diffuse in varie parti dell'isola.
Nell'immaginario collettivo così viene rappresentato il nostro Giufà, a seconda che si trovi in Spagna, Sicilia o Medio Oriente (vedi le immagini a fianco). |