HOME
MONTEDORO
LINGUAGGIO SICILIANO
MAPPA MONTEDORO
CONTATTO MAIL
"VIE" prima mostra personale di Angelo Carlotta
Nel libro-intervista ad Andrea Camilleri di Marcello Sorgi, -La testa ci fa dire. Dialogo con Andrea Camilleri-, ad un certo punto lo scrittore afferma: «Io penso che uno si accorge di essere siciliano o comunque siciliano in un certo modo quando esce dalla Sicilia. Mi ricordo una definizione [...] che diceva che i siciliani si dividono in due grandi categorie: di scoglio e di mare aperto. Di scogliosonoquelli che se si allontanano dalla Sicilia, il secondo giorno cominciano ad avere delle crisi di astinenza, gli mancano tutta una serie di cose [...] e il terzo giorno devono assolutamente tornare. Di mare aperto sono quelli che fanno della loro sicilitudine una specie di patrimonio personale e lo utilizzano per vivere una vita diversa. In Sicilia ci tornano perché sta loro nel cuore, ma comunque scelgono di proiettarsi su un altro orizzonte».
Angelo Carlotta è, al momento, un siciliano di scoglio: una breve parentesi e un viaggio in un’altra nazione europea lo hanno convinto a tornare a Montedoro, perché ora, qui, sente il bisogno di operare, rileggere, verificare … Montedoro è per lui il punto di partenza, la base per meglio interpretare la realtà, la sua istanza esistenziale, luogo dove recuperare ciò che sfugge allo sguardo e all’attenzione, posto per evidenziare contraddizioni, riflettere e fare accadere le cose piuttosto che lamentarne la mancanza. Qui, ritiene, gli può essere offerta la possibilità di sancire un legame con la realtà e di appropriarsene. Sa già, del resto che questo paese è, da anni, laboratorio artistico e culturale, teatro di tanti eventi legati all’arte contemporanea, e quando la passione è autentica si trasmette e si creano occasioni di condivisione e confronto continuo. Così con occhio attento indaga su Montedoro e sulla sua gente e rilegge questa realtà elaborando immagini e storie di persone sorprese e sospese nella normalità del quotidiano. La vita nelle piazze, nei bar, nelle strade dove è cresciuto sono i soggetti delle sue ultime tele. La composizione è ricorrente: figure in primo piano, isolate o in gruppo, in uno spazio quasi monocromatico. Su campiture di smalto dai toni forti, emergono icone tracciate con una pittura che spesso accenna soltanto. I personaggi, mediati tra rarefazione e fisicità, dialogano con lo spettatore allo stesso modo in cui l’artista ha dialogato con essi. Alcuni frammenti, alcune scritte consentono di identificare i luoghi esatti, le vie, ma il racconto è tanto reale quanto inafferrabile e le figure danno l’impressione di emergere da fondali di luce, perdono parte della loro identità e rimandano a “non luoghi” che potrebbero trovarsi in ogni parte della nostra esistenza. La fotografia costituisce l’elemento iniziale del processo creativo di Angelo Carlotta: le immagini catturate  sono selezionate, analizzate e poi tradotte in pittura, in narrazioni e in ritratti di “eroi” contemporanei immersi in atmosfere assolate-desolate dalla forte carica psicologica. L’obiettivo di Carlotta è certo rappresentare la vita, lo scorrere lento delle ore, dei giorni e delle stagioni, descrivere l’abituale con il filtro del sentimento e della memoria, ma un confine impercettibile allontana le figure dalla realtà, le trasforma e le confonde. Lo spazio urbano diventa indecifrabile (a volte potrebbe trattarsi di Central Park o di una qualsiasi periferia), lo scarto tra racconto ed evocazione si fa labile. È come se la narrazione fatta di individui nella loro singolarità, nei loro luoghi di aggregazione, invitasse a un momento di pausa, un momento  di vuoto chiedendo allo spettatore-fruitore di ricostruire la storia, attivare il racconto e completarlo, aprendo infinite possibilità di lettura.
Luglio 2010
Giovanni Bartolozzi